Prometeo Epimeteo e Pandora

Prometeo Epimeteo e Pandora

Prometeo Epimeteo e Pandora. Di Interstellar.

Prendiamo lo spunto dai report di Cobra, Operazione Pandora (Cobra Mission Report) in Esecuzione, per parlare di Pandora e della Mitologia Greca. Spesso queste storie mitologiche danno parecchi spunti di riflessione specie nell’ottica della riscrittura della storia in modo che contenga almeno una parte di verità.

Prometeo,  Epimeteo  E Pandora

Molte altre opere egregie Efesto compì, le quali per la loro meravigliosa bellezza arrecarono gioia a numi e a mortali. Solo un’opera, che egli eseguì per ordine di Giove senza sapere quali effetti avrebbe sortito, fu fonte d’infiniti mali per gli uomini.

Vi erano due titani, figli del titano Giapeto, che si chiamavano Prometeo ed Epimeteo. Il primo era fornito di alto intelletto, di molta sagacia e di acuta preveggenza; l’altro invece era semplice, bonario e credulone, e non possedeva nessuna delle qualità del fratello.

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Promèteo amava il genere umano e lo commiserava molto, perché esso, non conoscendo ancora il fuoco, menava una vita grama e meschina, molto simile a quella delle bestie. Egli voleva donare agli uomini il fuoco, che avrebbe non solo illuminato e riscaldato le loro membra, ma ne avrebbe anche illuminate e riscaldato le menti e gli animi.

Ma Zeus non gli permise di prendere il fuoco d all’Olimpo per recarlo agli uomini, pensando che esso dovesse essere un privilegio degli dèi, e lo nascose perché Prometeo non lo rubasse.

Allora il titano andò nell’officina di Efesto, e mentre questi con i Ciclopi era tutto intento a un suo lavoro vicino all’incudine, rubò una scintilla dalla fucina e, nascostala in una canna, la portò agli uomini e insegnò loro ad accendere il fuoco e a servirsene.

Prometeo

Prometeo

Prometeo Epimeteo e Pandora

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Supplizio di Prometeo

Supplizio di Prometeo

Prometeo Epimeteo e Pandora

Quando Giove si accorse che gli uomini possedevano il fuoco e partecipavano perciò dei beni degli dèi, si adirò fieramente e inflisse a Promèteo una tremenda punizione: lo incatenò su una rupe del monte Caucaso, nella Scizia, e mandò un’aquila a rodergli durante il giorno il fegato, che nella notte ricresceva.

Tale supplizio, nell’intenzione di Giove, doveva durare in eterno; sennonché dopo trent’anni lo liberò, per compensarlo di un segnalato servigio resogli dal titano.

Questi infatti sapeva che, se Giove si fosse congiunto in nozze con la dea marina Tetide, di cui era invaghito, dalla loro unione sarebbe nato un figlio destinato a essere più forte del padre.

Egli allora offrì al re degli dèi di rivelargli questo pericolo che lo minacciava a patto di essere liberato dal supplizio, e Giove aderì.

Così il supplizio di Promèteo cessò, e Giove rinunziò alle nozze con Tetide, che poi diede in moglie a Peleo, re della Tessaglia, illustre eroe, ma mortale, per evitare che dalle nozze con un immortale nascesse un dio troppo potente, il quale avrebbe potuto minacciare il suo trono.

Frattanto Zeus, quando era ancora corrucciato contro Prometeo e mal sopportava che gli uomini avessero ricevuto dal titano, per mezzo del fuoco, la possibilità di partecipare dei beni dei numi immortali, pensò di controbilanciare il dono fatto dal figlio di Giapeto con un altro dono che avrebbe arrecato agli uomini infiniti mali.

Chiamò a sé Efesto e gli disse: “Figlio, tu devi farmi un lavoro che dia soddisfazione al re degli dèi e degli uomini dell’offesa arrecata al suo prestigio dal protervo Promèteo. Devi prendere una massa di fango e con essa devi modellare una figura di donna, bellissima e animata come se fosse di carne, e portarmela. Io provvederò al resto”.

Efesto mise subito in moto il suo multiforme ingegno e le sue sapienti mani. Prese una massa di finissima argilla, la impastò, la modellò e ne fece una perfetta figura di donna; quindi le disse: “Muoviti e parla”.

E la donna si mosse e parlò; divenne proprio una persona viva, di carne.

Il dio la condusse da Giove; e questi, al vederla, sono stati presi da profondo stupore.

Quindi convocò tutti gli dei, e ordinò che ciascuno di essi desse alla donna nata dal fango un dono tale da accrescere la sua bellezza e le sue attrattive; ma in cuor suo egli meditava che il suo dono avrebbe cagionato agli uomini patimenti e dolori.

Presentazione di Pandora

Presentazione di Pandora

Prometeo Epimeteo e Pandora

Gli dèi obbedirono. Afrodite le donò un meraviglioso cinto onde emanavano tutte le seduzioni; le Cariti le diedero la grazia delle movenze e degli atti; Suada, la dea della persuasione, soffuse nei suoi occhi e in tutto il viso una calda espressione di invitante languore e d’ingenuo candore; le Ore la cinsero di monili e di fiori; Atena le donò un meraviglioso peplo e trasmise alle sue dita la maestria nell’uso del fuso, della spola e dell’ago; Apollo e le Muse le insegnarono il canto e la danza; da ultimo Ermes le trasfuse nel petto la facondia e l’accortezza, ma insieme la furberia, la menzogna e la frode.

 

Alla donna così ornata di tutti i doni degli dèi fu dato, appunto per questo, il nome di Pandora.

Giove le consegnò un vaso infrangibile, con un coperchio ben fermato, contenente, egli diceva, tante belle cose, e la mandò, guidata da Ermes, a Epimeteo, il fratello di Prometeo, come un grazioso presente del re degli dei.

Promèteo aveva raccomandato al fratello di non accettare mai doni da Zeus, perché egli, preveggente, sapeva che qualunque dono del Cronìde avrebbe celato un inganno e sarebbe stato esiziale per gli uomini; ma Epimeteo, che non era fornito di senno previdente, né di accortezza, dimenticò l’avvertimento del fratello e si lasciò prendere dal fascino emanante da tutta la persona di Pandora, e la accolse, lusingato dalla preferenza dimostratagli da Zeus.

Appena Pandora si fu insediata nella casa di Epimeteo, volle vedere quali altri doni contenesse il vaso regalatole da Giove e ne tolse senza difficoltà il coperchio.

Epimeteo e Pandora

Epimeteo e Pandora

Prometeo Epimeteo e Pandora

Epimeteo Apre il Vaso di Pandora

Epimeteo Apre il Vaso di Pandora

Prometeo Epimeteo e Pandora

Quest’appunto era il recondito volere di Giove e così aveva previsto che sarebbe accaduto.

Dal vaso scoperchiato schizzarono subito fuori in folla tutti i mali dell’umanità, i mali che prima gli uomini non avevano mai sofferti, i mali del corpo e quelli dell’animo e della mente : le malattie, le piaghe, la fame, i vizi che infiacchiscono le fibre e affrettano la vecchiezza e la morte, la malafede, la disonestà, l’avarizia e l’amore del lusso, il tradimento, l’invidia, la follia, e infiniti altri mali, fra i quali non ultimi i difetti di uomini e donne poco assennati, che traggono alla rovina le coppie sfortunate.

In fondo al vaso era la speranza, quella che pur rimane al misero mortale anche quando ha patito i triboli e le pene di tutti i mali del mondo; e la speranza rimase rinchiusa nel vaso allorché Pandora, per ordine di Giove, vi rimise il coperchio.

Da allora l’umanità fu travagliata da mille dolori, e neppure Prometeo, per quanto amore avesse per essa, poté liberarla; ché questo fu il volere immutabile di Zeus.

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Il Male

Ci sono mille che attaccano i rami del Male, per ognuno che colpisce le radici.  

Henry Thoreau

 

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